Questo è il tipo di mobbing più orribile, perché comporta azioni aberranti proprio da parte di chi dovrebbe prendersi cura dell’alunno,  accompagnarlo nella sua crescita.

L’insegnamento è una professione di aiuto, quindi non si riduce ad una semplice  trasmissione di saperi e competenze, ma richiede molto di più. In primo luogo richiede rispetto  della individualità e della particolarità del ragazzo, richiede  attenzione, sensibilità per metterlo nella condizione ottimale per sentirsi accettato e valorizzato.

Si può parlare di mobbing quando si riscontra una persecuzione da parte del docente verso un alunno, che si manifesta con apprezzamenti negativi ripetuti e immotivati, ridicolizzazioni anche di fronte ai compagni,  accanimento durante le interrogazioni  nell’evidenziare le lacune o le difficoltà, sequele di note e punizioni  senza una  reale motivazione. Per essere sincera mi è capitato raramente di vedere questo tipo di mobbing, più spesso si trattava di incomprensioni temporanee tra docente ed alunno, che si sono risolte una volta chiarite.

Eppure nelle scuole in cui l’ambiente è “malato di mobbing” ed esso ha pervaso il sistema a tutti i livelli, ho avuto modo di osservarne alcuni casi. Le vittime sono di solito alunni con difficoltà in quella specifica disciplina e spesso sono già vittime del mobbing dei compagni, quindi emarginati in classe; talvolta si tratta di ragazzi extracomunitari. In questi casi il docente  sa di poter farla franca e di poter contare sull’appoggio di chi comanda in caso di lamentele da parte della famiglia; quasi sempre, fa parte della cerchia del mobber o di chi avrebbe il compito di controllare il funzionamento dell’istituto.