Per prima cosa è bene sapere che il mobbing è molto più diffuso di quanto si pensi: si calcola che una persona su sei ne sia vittima.

Non pensate di potere affrontare il problema di petto, con molta probabilità ne uscireste schiacciati, ma sapere che altre persone hanno vissuto lo stesso problema o lo stanno tutt’ora vivendo può in qualche modo rinfrancare. Senza cadere nella banalità “Mal comune mezzo gaudio”, prendere consapevolezza di non essere la causa di quanto sta succedendo e di non meritarlo, anzi di stare subendo una grave ingiustizia  può essere di aiuto.

Sono nate organizzazioni per supportare i lavoratori vittime di mobbing o bossing: la più famosa è l’associazione MIMA (Movimento Italiano Mobbizzati associati)  http://www.mimamobbing.org/

Visitando il sito dell’associazione MIMA potrete trovare anche un DECALOGO per resistere al mobbing (http://www.mimamobbing.org/difendersi.htm ) che ritengo utile consultare.

Altri siti  da consultare sono i seguenti:

http://w3.uniroma1.it/mobbing/homepage.asp (OSSERVATORIO NAZIONALE DEL MOBBING)

http://www.mobbing-prima.it/index.html (PRIMA ASSOCIAZIONE CONTRO MOBBING E STRESS PSICOSOCIALE)

La cosa triste è che in Italia non esiste ancora una legislazione specifica per il mobbing, anche sono in vigore leggi che tutelano il lavoratore nella sua dignità e puniscono le vessazioni in ambiente di lavoro. MA LE ACCUSE DEVONO ESSERE DIMOSTRATE. E questa è la cosa più difficile, perchè negli ambinenti "malati di mobbing" è molto arduo trovare colleghi disposti a testimoniare. Una denuncia per mobbing può determinare una controdenuncia per diffamazione. Per questo, prima di decidere in tal senso, è bene consultarsi con una avvocato o con personale delle organizzazioni specifiche a tutela del mobbing.

Relativamente all’ambiente scolastico, possono esserci piccoli accorgimenti, che non risolvono il problema, ma possono aiutare a sopravvivere.

1.       Non affrontate il problema di petto, ne  uscireste sconfitti.
SOPRATTUTTO non lasciate che il problema con i colleghi avveleni il vostro rapporto con gli alunni. E’ questo il pericolo più grosso. Non proiettate le vostre incertezza sui ragazzi che avete di fronte. So per esperienza, che quando si entra in classe avvelenati dalla cattiveria dei colleghi si rischia di travisare in peggio le ordinarie ribellioni e marachelle degli adolescenti, ad esempio si rischia di interpretare una consegna non eseguita come un attacco alla propria autorevolezza di docente. NO! Liberate la mente da questo. Attenti però, i ragazzi avvertono la vostra insicurezza, soprattutto i bulli, e questo  può mettere a rischio la vostra autorevolezza.
Per la mia esperienza, il  migliore modo di affrontare il mobbing è cercare di chiudere la propria sofferenza fuori dalla classe. Concentrarsi sul proprio lavoro e sui ragazzi. Per attingere sicurezza, mentre spiegate, cercate con lo sguardo di quei alunni che vi stimano e vi vogliono bene. Ce ne sono sicuramente!  Date il meglio di voi per loro.

2.       Non autoaccusatevi per quello che sta succedendovi.
Non dimenticate mai che il mobbing a cui siete sottoposti non avviene per causa vostra, ma è la manifestazione di una malattia del vostro ambiente di lavoro.
Tenete presente che la stessa malattia può manifestarsi anche tra i vostri alunni, sotto forma di bullismo ed emarginazione, e che l’ambiente scolastico  in cui essi hanno avuto la sventura di capitare non è in grado tutelarli, perché anch’esso ne è infettato. Il mobbing è difficile da reggere per gli insegnanti, ma ancora di più per i ragazzi, soprattutto quando perdono fuducia negli adulti e nel fatto che amministrino equamente la giustizia.

3.       Cercate di aiutare i ragazzi emarginati. Aiutando loro aiuterete voi stessi.
Non occorre fare grandi cose: spesso basta un sorriso, un apprezzamento positivo di fronte ai compagni, una lode.  Se vi chiedessero aiuto, non abbiate timore di farlo. Aiutando loro sentirete di fare qualcosa di buono ed utile ed aiuterete anche voi stessi. Ricordate però di muovervi sempre con molta pacatezza. Calma e gentilezza sono le vostre armi migliori, forse le uniche. Non abbiate fretta. 

4.       Non pensate di essere l’unico a vedere che le cose non funzionano.
Nella scuola, per fortuna, c’è la possibilità di chiedere il trasferimento ad altro istituto o, se si è incaricati a tempo determinato, di scegliere una sede diversa l’anno successivo.
Ricordate però che così la date vinta al mobber ed al suo seguito, abbandonate quegli alunni che avevano trovato in voi un adulto a cui potersi rivolgere in modo trasparente e forse perdete l’occasione di migliorare un ambiente sicuramente inadatto ad educare i futuri cittadini.
Ah! Un particolare importante. Non pensate di essere l’unico in quella scuola a vedere che le cose non funzionano. Ce ne sono anche altri, ma la paura di ritorsioni assicura il loro silenzio.

5.       Cercate di sorridere, siate gentili e pacati
Non è facile sorridere quando ci si sente uno straccio,  infatti la peculiarità del mobbing è proprio quella di minare l’autostima della vittima ed annientare al sua fiducia in se stessa, fare in modo che varcare il portone della scuola diventi ogni mattina più difficile. Ma vedervi abbattuti e accartocciati in voi stessi non fa altro che rafforzare i vostri detrattori e allontanare i colleghi che simpatizzavano per voi.
Come si fa a resistere. Provo a darvi alcuni suggerimenti, senza la pretesa di pensare che siano universalmente validi:

a.       Non cercate appoggio o mediazione dalle persone vicine al mobber. So per esperienza che è la prima cosa che viene spontaneo di fare. NON FATELO! Tutto quello che confiderete sarà riportato al capo scrupolosamente e vi si ritorcerà contro.

b.      È difficile da credere, ma è possibile che il mobber vi tema, è possibile che riconosca la vostra professionalità, le vostra capacità di interessare e coinvolgere le classi e per questa veda in voi un pericoloso antagonista, un nemico da distruggere.
Cercate di tranquillizzatelo evitando lo scontro e concentrativi esclusivamente sul vostro lavoro. Questo per un po’ potrebbe metterlo tranquillo, ma non risolve il problema, perché la vostra sola presenza  lo irrita, il vostro prendere la parola nelle riunioni lo indispone.

c.       Non lasciatevi intimidire o contagiare dalla sua rabbia, cercate di mantenere la calma. Ricordate che NON SIETE VOI AD ESSERE NEL TORTO.

d.      Controllate l’impulsività. Pensate sempre prima di parlare. Tenete sempre a mente che tutto quello che dite e fate può essere usato contro di voi.

e.      Non accusate il mobber o le persone a lui prossime, se non siete certi di poterlo dimostrare in modo inconfutabile. Ricordate in un ambiente omertoso  non potete contare sui testimoni. Per il mobber è facile rivolgere le vostre stesse accuse contro di voi, facendovi apparire in malafede e prevenuti nei suoi confronti.

f.        Evitate di essere aggressivi, anche se siete esasperati. E’ quello che cerca il mobber, è il modo di farvi apparire dalla parte del torto davanti ai colleghi.

g.       Cercate di esporre sempre le vostre ragioni con pacatezza, chiarezza, evitando affermazioni pesanti.  Distinguete bene su quello che potete dire come dato di fatto e su quello che è il vostro pensiero. Usate frasi tipo “a me sembra” , “a mio avviso”, “secondo me” anche se state dicendo cose  ovvie. Queste frasi servono a fare sì che i colleghi possano vedervi come siete in realtà, educati, corretti, rispettosi, e inizino a mettere in dubbio immagine negativa che è stata dipinta di voi da parte dei tirapiedi del mobber.

h.      Cercate di sorridere di più e di essere disponibili nei confronti dei colleghi. Lo so che è difficilissimo! Ma mostrarvi imbronciati e scontrosi fa il gioco di chi vuole mettervi in cattiva luce.

6.       Non vergognatevi del vostro disagio, fate verbalizzare se qualche collega  vi manca di rispetto.

Paradossalmente succede che sia la vittima a vergognasi e non i suoi aguzzini. Questo ha una spiegazione psicologica: si chiama senso di colpa della vittima. Inoltre, quando tutto il contesto ti accusa, è difficile non finire con l’autoaccusarsi.  
E’ bene invece che resti straccia del vostro disagio e delle vostre opinioni.

a.       In sede collegiale fate verbalizzare la vostra opinione, ad esempio quando dissentite da quello che il mobber vuole imporre. Questo serve ad assicuravi che le vostre parole non siano travisate o riportate in modo errato a distanza di tempo.

b.      In sede collegiale(consigli di classe, collegi docenti, commissioni, ecc) fate verbalizzare le offese subite: ad esempio se nei mesi precedenti qualche collega si è rivolto a voi con arroganza, vi ha apostrofato il malo modo. Se l’aggressione è avvenuta davanti agli alunni, specificatelo.
Attenti però! Potete far verbalizzare solo fatti che si sono verificati in modo dimostrabile. Ad esempio non è dimostrabile che i colleghi parlano male di voi, a meno che non lo abbiate sentito con le vostre orecchie. 

c.       Se durante le riunioni collegiali il mobber i qualche altro collega si rivolge a voi in modo aggressivo o maleducato, fate verbalizzare.